Cappotto termico e umidità?
Il cappotto esterno è sicuramente una delle strade migliori per mitigare il consumo di energia ma, a volte, può rivelarsi un’arma a doppio taglio.
Cappotto termico, a cosa serve?
Una delle azioni più efficaci per ridurre il consumo di energia all’interno delle nostre abitazioni è sicuramente la posa in opera del cappotto sulle pareti esterne all’edificio.
Il cappotto agisce come una seconda pelle ed impedisce al calore interno le nostre abitazioni, e allo stesso tempo al freddo dell’esterno, di disperdersi, appunto, verso l’esterno e, viceversa, al freddo di penetrare attraverso le murature.
Affinché ciò avvenga è importante che la posa in opera sia eseguita a regola d’arte!
Cappotto termico, cosa è e cosa fare prima della posa?
Come anticipato nel paragrafo precedente è una seconda pelle che viene applicata sulle pareti esterne all’edificio.
In generale per creare questa seconda pelle vengono utilizzati materiali isolanti sotto forma di pannelli solitamente in polistirene espanso con spessore che varia dai 5 ai 20 cm.
È necessario che i pannelli utilizzati siano di ottima qualità, che siano accompagnati sempre da certificazioni armonizzate con le direttive normative aggiornate e che siano correttamente conservati sia in magazzino che durante la fase di posa in cantiere.
Essendo il cappotto realizzato con materiali differenti rispetto alla superficie di posa è fondamentale che il supporto sul quale deve essere posato sia stato precedentemente verificato affinché:
- Non siano presenti fenomeni o manifestazioni di presenza di umidità.
- Non siano presenti evidenze di criticità strutturali al fine dell’adesione del nuovo materiale sulla superficie.
- Verificare che la superficie di posa sia sufficientemente resistente alla posa e alla durata nel tempo della posa stessa.
Se si dovesse procedere alla posa del cappotto senza che, un tecnico qualificato, effettuasse tali verifiche, ed eventualmente avendo adeguatamente preparato la superficie alla posa del nuovo materiale, risulta chiaro che il lavoro svolto non possa essere considerato a regola d’arte e ciò comprometterebbe la resa stessa dell’intervento.
Al fine, inoltre, di una corretta progettazione dell’intervento bisognerà anche analizzare lo stato di fatto delle murature e degli eventuali ponti termici presenti all’interno della struttura.
Questo servirà al tecnico, o ai tecnici, a dimensionare in modo corretto sia lo spessore dei pannelli da utilizzare sia le superfici interessate dall’intervento. Infatti, molto spesso accade che sull’intera facciata di un palazzo solo il 40/50% di essa debba essere coibentata con cappotto o, ancora, addirittura il 90%.
Solo uno studio attento e puntuale definisce gli ambiti di intervento sul come, quanto e dove intervenire.
È facile comprendere come un intervento non correttamente strutturato e progettato sia da considerarsi un intervento mal eseguito che anziché portare vantaggi e migliorie nei confronti di un efficientamento energetico ne determina un peggioramento se non la causa di nuovi e inaspettati problemi.
Uno dei quali è proprio la formazione di umidità negli angoli interni gli appartamenti.
Ponti termici, cosa sono e perché causano umidità e muffe?
I ponti termici sono aree più o meno estese presenti sulle superfici degli edifici, in queste aree si manifesta una discontinuità termica.
Discontinuità termica significa che la superficie ha una bassa resistenza alla trasmissione del calore tra la parte interna all’appartamento e la parte esterna. Questa bassa resistenza fa sì che, ad esempio, durante l’inverno una parete con bassa trasmittanza termica (potere isolante di un materiale) risulti più fredda al tatto rispetto ad una parete con alta trasmittanza termica, questo si tradurrà in un effetto di “sudorazione” della parete e nella formazione di muffe o macchie di umidità proprio in quelle superfici.
In generale i punti in cui i sono presenti ponti termici sono:
- Nei bordi di attacco dei serramenti al muro.
- All’attacco dei balconi con le pareti.
- Tra la parete ed il tetto.
- Tra il pavimento e la parete.
- In corrispondenza dei pilastri.
Dopo un’attenta analisi il compito del cappotto termico sarà proprio quello di eliminare o quantomeno aumentare il più possibile l’indice di trasmittanza dei ponti termici.
Se ciò non avviene il problema del ponte termico non verrà risolto e conseguentemente anche il problema della presenza di umidità all’interno degli appartamenti non lo sarà.
Può capitare, anzi, che se un cappotto termico venga posato in modo non corretto e senza che si segua uno studio progettuale, che i flussi di calore che attraversano i ponti termici esistenti vengano modificati e che si accentui la formazione di umidità e conseguente presenza di condensa e muffa.
Umidità post cappotto termico, chi ne risponde?
Come largamente sottolineato nei paragrafi precedenti sta al professionista incaricato della progettazione dell’intervento verificare che, tramite l’intervento di coibentazione del cappotto termico, non si creino problemi legati all’umidità e che anzi l’intervento stesso sia volto a ridurre al minimo la presenza di ponti termici e che esso sia migliorativo sul punto di vista dell’efficientamento energetico dell’intera struttura.
Pertanto se il tecnico preposto dello studio ha elaborato e realizzato un progetto preciso ed efficace difficilmente si potranno attribuirgli “colpe”.
Sarà dunque, verificata la veridicità degli interventi progettati, necessario spostare l’attenzione sul piano operativo.
Potrebbe, infatti, essere nata in questa fase di intervento la causa scatenante il problema di umidità. Una posa scorretta o una posa che non abbia seguito le indicazioni progettuali, o addirittura, una posa in difformità dei progetti sono alcune delle cause scatenanti l’insorgenza di nuovi o peggiorativi problemi pregressi.
Un esempio si può riferire alla non coibentazione delle solette esterne dei balconi prevista invece da progetto, capita spesso che il proprietario dell’immobile decida in fase d’opera di non far smantellare il balcone perché magari ha di recente sostituito la pavimentazione del balcone stesso.
In questo caso , dunque, sarà necessario “chiamare a rapporto” l’impresa appaltatrice ed il direttore dei lavori.
Per concludere
Bisogna ricordare, però, che le responsabilità non sono da ricercare solo ed esclusivamente sul piano tecnico operativo.
Infatti, giuridicamente parlando, esiste sempre anche la responsabilità del committente, che nel caso di abitazioni plurifamiliari è riconoscibile nella figura del condominio, essendo i lavori di coibentazione eseguiti sulle facciate condominiali e dunque parti comuni.
Quindi un’eventuale azione di ricerca delle responsabilità e di un’eventuale risarcimento danni dovranno basarsi necessariamente su un’accurata perizia tecnica che verifichi, anzitutto, l’esistenza del problema, poi, la causa scatenante, ed infine, stabilire se la responsabilità sia da attribuire ad un vizio progettuale o operativo.
È sulla base di queste indicazioni che il proprietario interessato dal problema, assistito da un legale, potrà decidere nei confronti di quali attori rivolgere le lamentele, senza che si dimentichi della corresponsabilità del condominio, di cui lui stesso ne fa parte.